Portopalo di Capo Passero

Portopalo di Capo Passero (Puortupalu in siciliano) è un comune italiano di 3 934 abitanti della provincia di Siracusa in Sicilia.

 

Geografia fisica

Territorio

La cittadina dista 58 chilometri da Siracusa ed è il comune più a sud dell’isola siciliana, ma non dell’Italia (pur trovandosi al di sotto del parallelo di Tunisi, il comune di Lampedusa e Linosa è più meridionale). Del suo territorio fanno parte l’isola di Capo Passero, a poche decine di metri dalla terraferma, e l’isola delle Correnti pochi chilometri più a sud. La prima era un tempo una penisola, mentre la seconda tutt’ora lo diventa durante la bassa marea.

È un centro prevalentemente agricolo e marinaro e proprio su queste attività fonda le sue fortune economiche. Il paesino è bagnato dai due mari: lo Jonio e il resto del Mediterraneo.

Sullo Jonio sorgeva un tempo il piccolo porto dove sono ancora presenti, anche se ormai quasi cadenti, le casette dei pescatori. Verso est si staglia l’isola di Capo Passero dove si erge la fortezza spagnola sovrastata da una imponente statua bronzea della Madonna.

Nel territorio comunale, presso il faro della Marina Militare dell’omonima località è ubicata dal 1929 la stazione meteorologica di Cozzo Spadaro, ufficialmente riconosciuta dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale e gestita dal Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare.

 

Clima

Il clima è mediterraneo, contraddistinto da estati calde (mitigate dalla brezza marina) e da inverni miti e piovosi.

 

Storia

Il territorio che oggi comprende Portopalo era abitato sin dall’antichità, in particolare dai berberi durante l’Emirato di Sicilia. Il villaggio è stato denominata in vari modi: inizialmente Capo Pachino, in seguito Terra Nobile ed infine Porto Palo. Il fondatore di Portopalo è don Gaetano Deodato Moncada, che se ne interessò fin dal 1778 e che nel 1792 fece edificare a sue spese un centinaio di case intorno alla tonnara. Il primo nucleo urbano era composto da circa 300 persone, tra contadini, pastori e pescatori.

Fino al 1812, quando fu abolita la feudalità, Portopalo fu villaggio suburbio di Noto. Passò poi sotto il decurionato di Pachino, finché il 23 marzo 1975 non divenne comune autonomo ad opera del Dott. Salvatore Gozzo, medico e politico.[2] L’autonomia del paese, che intanto aveva assunto il nome completo di Portopalo di Capo Passero, fu approvata in sede di Assemblea regionale, con legge regionale n. 1 del 1º marzo 1975.

Nel 1936, come risulta dal censimento, era abitato da 1.710 persone, sistemati in piccole abitazioni lungo la via Vittorio Emanuele, e si presentava come un tranquillo borgo di campagna. La maggior parte delle case erano bianche e screpolate dal sole e dalla salsedine. In quasi tutte era presente un piccolo spazio (‘u bagghiu) adibito a stalla, dove era anche possibile coltivare un piccolo orto.

In paese non esisteva una rete idrica che fornisse acqua alle abitazioni: le donne erano quindi costrette, per lavare i panni, a recarsi al pozzo comunale presso il castello Bruno di Belmonte (ora Tafuri). La vita dei portopalesi si consumava di giorno nei campi e di sera al mare, al cianciolo, per arrotondare le entrate. Alle due e mezzo della notte del 10 luglio del 1943 i primi soldati inglesi e canadesi sbarcavano sulle spiagge di Portopalo di Capo Passero e di Marzamemi, nel corso dell’Operazione Husky. Il medico di Portopalo, Salvatore Gozzo, aveva convinto i millecinquecento abitanti del borgo a scendere nel rifugio che si trovava proprio davanti la chiesa madre. Secondo alcuni testimoni oculari, dalla batteria di semplici cannoni che si trovavano nel paese di Portopalo furono sparati solo alcuni colpi, peraltro andati a vuoto e assolutamente inadeguati al confronto con le potenti artiglierie navali del nemico.

 

La strage del Natale ’96

Il 25 e il 26 dicembre 1996 un tragico evento funestò il paese. Il naufragio, non lontano da Portopalo, di una nave che trasportava migranti fece 283 vittime, finendo per rappresentare, all’epoca, la più grande tragedia navale del Mediterraneo dalla fine della Seconda guerra mondiale.

 

Cinema

A Portopalo sono stati girati:

  • nel 1955 il film Agguato sul mare di Pino Mercanti
  • nel 2006 il film Salvatore – Questa è la vitadi Gian Paolo Cugno
  • nel 2010 il film Malavogliadi Pasquale Scimeca
  • nel 2011 il documentario Sicilia di sabbiadi Massimiliano Perrotta
  • nel 2017 il film I Fantasmi Di Portopalo di Beppe Fiorello

 

Monumenti e luoghi d’interesse

  • ISOLA DI CAPO PASSERO

Un tempo era una penisola, unita alla terraferma da un istmo sabbioso. Lunga appena 1300 metri e larga 500, si estende per 0,37 km².

Nella zona occidentale vi è una rinomata spiaggia sabbiosa. A nord si trova una tonnara, risalente al XIII secolo, ormai abbandonata. Ad est, la costa è frastagliata e vi sono alcune grotte marine, tra cui quella detta “del Polipo”. Vi sono anche vari scogli che affiorano sotto il pelo dell’acqua.

 

  • FORTE DI CAPO PASSERO

Originariamente di proprietà della Corona di Spagna, fu voluta dalla Deputazione del Regno, allora presieduta dal viceré Marcantonio Colonna, in una riunione svoltasi nell’aprile del 1583, per combattere le attività piratesche turco-barbaresche, molto violente all’epoca sul Capo Passero. I pirati, infatti, al capo si rifornivano di acqua e saccheggiavano la zona, prendendo talvolta in schiavitù gli europei in cui si imbattevano. Fu dunque dato incarico all’ingegnere Giovanni Antonio del Nobile, un tedesco, dal 1572 “ingegnere maggiore” per conto del Regno di Sicilia, affinché si recasse a Capo Passero “a riconoscer diligentemente le torri et forti che vi bisognino, per scoprimento di cale, corrispondenza de’ segni et maggior sicurezza di quella parte”. Fu però solo nel 1596 che la Deputazione tornò ad occuparsi della cosa, impegnandosi a “metter in essecutione l’opera lungamente procurata d’un forte designato a Capo Passero” e preventivando una spesa di 18.000 scudi. Il cantiere venne effettivamente aperto solo nel 1599, sotto la direzione dell’ingegnere regio Diego Sánchez, ma venne chiuso già l’anno successivo, per mancanza di fondi. Nel luglio del 1600, il Parlamento siciliano riuscì a raccogliere tramite imposta alle terre del regno 21.000 scudi, che stabilì di offrire al re Filippo III di Spagna per “fortificare il Capo Passero”. Il cantiere fu dunque riaperto nel 1603 e completato nel 1607, sotto la direzione dell’ingegner Giulio Lasso. Per ultimo, fu posto sopra il portale di ingresso lo stemma reale, in pietra arenaria. Pochi giorni dopo il completamento del forte, giunse in visita, il 2 ottobre 1607, il viceré Juan Gaspar Fernández Pacheco.

Nel corso del XVIII secolo, il forte fu utilizzato come prigione per i soldati che avevano avuto problemi con la giustizia. Mantenne la sua funzione difensiva almeno fino al 1830.

In forza del Regio decreto del 30 dicembre 1866, il forte di Capo Passero, insieme a numerose altre architetture militari dell’allora Regno d’Italia, cessò di essere considerato opera di fortificazione.

Nel 1871, fu costruito sulla terrazza un piccolo faro, il cui funzionamento era assicurato da personale della Marina militare italiana.

Alla fine degli anni cinquanta il sistema di accensione del faro fu reso automatico: fu così che fu posto un termine anche al servizio di guardiania.

Il forte è stato restaurato tra il 2005 e il 2007, nell’ambito del finanziamento Por Sicilia 2000-2006.

Il forte è posto sul punto più alto dell’isola e poggia su una massiccia porzione di quella roccia calcarea che caratterizza l’isola. Il perimetro è quadrato, con lati di 35 metri. Il basamento si innalza dal piano di campagna per 4 metri e non presenta aperture. Il piano superiore è raggiungibile solo attraverso una rampa di scale, oggi a forma di L, ma originariamente dritta. La scala, posta sul lato est, si interrompeva a qualche metro dal portone di ingresso, raggiungibile tramite un ponte levatoio. Sopra il portale è posto lo stemma di Federico III di Spagna. I muri esterni sono costituiti da pietrame calcareo intonacato e da blocchi di arenaria agli angoli. All’interno è posta una corte, anch’essa quadrata, di 12 metri circa di lato. Un sistema di grondaie convogliava l’acqua piovana all’interno di una cisterna, posta al centro della corte.

Al piano terra stanno quindici ambienti, privi di aperture all’esterno, illuminati solo da aperture sulla corte interna. Agli angoli corrispondono ambienti quadrati con volte a vela. I restanti ambienti sono rettangolari, con volta a botte. È presente una cappella dedicata alla Vergine Annunziata, mentre gli altri vani di questo livello rappresentavano gli alloggi del cappellano e dei soldati. Sull’architrave posta all’ingresso di uno degli alloggi è presente la seguente scritta:

Al piano superiore stanno sedici ambienti, anch’essi pressoché privi di aperture verso l’esterno, fatta eccezione per otto piccole finestre poste ai quattro lati del forte, disposte senza ricerca di simmetria. Rispetto alla distribuzione del piano terra, le differenze sono lievi. Gli ambienti del primo piano ospitavano il comandante e gli ufficiali, e sono disimpegnati da un ballatoio sostenuto da grandi mensole.

Sulla terrazza era posta l’artiglieria. Sull’angolo di nordest, a partire dal 1871, si erge un piccolo faro, con una portata luminosa di 10,8 miglia nautiche.

L’alfiere Lope Medrano fu castellano del forte dal 1623 alla morte, occorsa (probabilmente per peste) il 1º settembre 1631. Fu sepolto nella cappella del forte. Ancora oggi è visibile una lastra tombale che reca il suo nome. È stato ritrovato il suo testamento, scritto di proprio pugno ma incompleto, dove Medrano esprime la volontà di essere seppellito “sutta la fonti di l’acqua beneditta”. Era sposato con la nobildonna netina Dorotea Sortino.

 

  • ISOLA DELLE CORRENTI

L’isola delle Correnti è una piccola isola tondeggiante della Sicilia, sulla costa ionica, situata nel territorio del comune di Portopalo, estesa per circa 10 000 m² con un’altezza massima di 4 m sul livello del mare.

È collegata alla terraferma tramite un braccio artificiale, distrutto varie volte dalle onde del mare. Quando la bassa marea trasforma l’isola in una penisola, essa rappresenta l’estremo meridionale dell’isola siciliana, geograficamente più a sud di Tunisi e più a nord di Hammamet.

Sull’isoletta si erge un faro, dove decenni fa alloggiava il farista con la sua famiglia, di forma rettangolare, con davanti un ampio piazzale. Il faro è anch’esso in fase di decadimento, essendo da anni in disuso.

Sull’isolotto cresce poca flora, ma vi abbondano piantine di porro selvatico, capperi e altri arbusti tipici della macchia mediterranea.

Dal 1987 l’isoletta è stata inclusa nel piano regolatore dei parchi e riserve naturali, per la presenza di vegetazione costiera con biocenosi alofile e psammofilerelitte.

 

Feste religiose e tradizioni popolari

17 gennaio – Festa di sant’Antonio Abate

La sera prima della ricorrenza, le donne del paese, preparavano gli ingredienti essenziali per la “cuccia”, un prodotto a metà tra il dolce e una minestra, tradizione per lo più andata persa. E sempre nello stesso giorno, alcune devote preparavano a casa i “panuzzi di sant’Antonio” piccoli e rotondi con due segni a forma di croce sul dorso e poi venivano portati in chiesa per essere benedetti e distribuiti ai presenti in nome del santo.

 

19 marzo – Festa di san Giuseppe

La caratteristica di questa festa è costituita dalla “vampanigghia”, che consiste in una catasta di frasche da accendere a tarda notte.

 

7 agosto – Festa del santo patrono san Gaetano

Al santo patrono non sono tributati particolari festeggiamenti, a parte la processione della statua per le principali vie del paese, concludendo con l’entrata del santo in chiesa, verso sera, in una cornice di giochi d’artificio. Nei giorni che seguono vengono organizzate regate con barche locali nel mare di “Scalo Mandria”. Segue la “rottura dei pignatelli” in via Vittorio Emanuele e altre gare e giochi di sapore popolare.

 

Economia

L’economia di Portopalo è fortemente legata al mare, sia per quanto riguarda la pesca, che ha come luogo centrale di smercio il Mercato ittico realizzato a partire dal 1977 dall’architetto Vincenzo Palazzotto (1931-2005), che come risorsa turistica. A partire dagli anni Novanta, Portopalo, insieme al comune limitrofo di Pachino, ha incrementato notevolmente la produzione agricola, con prodotti di nicchia e di alta qualità. In particolare, il cosiddetto pomodoro di Pachino ha ottenuto il marchio IGP.